53) Bakunin. Anarchia e statalismo.
Del filosofo russo riportiamo alcuni passi di Stato e anarchia,
che riguardano la famosa polemica con Marx, la quale vivacizz
tutto il dibattito interno alla Prima Internazionale. Bakunin 
convinto che nel popolo sia presente un istinto naturale, che lo
guida verso l'anarchia e la distruzione di ogni forma di Stato. I
rivoluzionari dottrinari, con a capo Marx, propendono invece per
lo statalismo, contro la rivoluzione del popolo.
    M. Bakunin, Stato e anarchia (vedi manuale pagina 224, nota 23
).

 Noi, rivoluzionari-anarchici, fautori dell'istruzione generale
del popolo, dell'emancipazione e del pi vasto sviluppo della vita
sociale e di conseguenza nemici dello Stato e di ogni
statalizzazione, affermiamo, in opposizione a tutti i metafisici,
ai positivisti e a tutti gli adoratori scienziati o non della
scienza deificata, che la vita naturale precede sempre il
pensiero, il quale  solo una delle sue funzioni, ma non sar mai
il risultato del pensiero; che essa si sviluppa a partire dalla
sua propria insondabile profondit attraverso una successione di
fatti diversi e mai con una serie di riflessi astratti e che a
questi ultimi, prodotti sempre dalla vita, che a sua volta non ne
 mai prodotta, indicano soltanto come pietre miliari la sua
direzione e le varie fasi della sua evoluzione propria e
indipendente.
In conformit con questa convinzioni noi non solo non abbiamo
l'intenzione n la minima velleit d'imporre al nostro popolo, o a
qualunque altro popolo, un qualsiasi ideale di organizzazione
sociale tratto dai libri o inventato da noi stessi ma, persuasi
che le masse popolari portano in se stesse, negli istinti pi o
meno sviluppati dalla loro storia; nelle loro necessit quotidiane
e nelle loro aspirazioni coscienti o inconsce, tutti gli elementi
della loro futura organizzazione naturale, noi cerchiamo questo
ideale nel popolo stesso; e siccome ogni potere di Stato, ogni
governo deve, per la sua medesima essenza e per la sua posizione
fuori del popolo o sopra di esso, deve necessariamente mirare a
subordinarlo a un'organizzazione e a fini che gli sono estranei
noi ci dichiariamo nemici di ogni governo, di ogni potere di
Stato, nemici di un'organizzazione di Stato in generale e siamo
convinti che il popolo potr essere felice e libero solo quando,
organizzandosi dal basso in alto per mezzo di associazioni
indipendenti e assolutamente libere e al di fuori di ogni tutela
ufficiale, ma non fuori delle influenze diverse e ugualmente
libere di uomini e di partiti, creer esso stesso la propria vita.
Queste sono le convinzioni dei socialisti rivoluzionari e per
questo ci chiamano anarchici. Noi non protestiamo contro questa
definizione perch siamo realmente nemici di ogni autorit, perch
sappiamo che il potere corrompe sia coloro che ne sono investiti
che coloro i quali devono soggiacervi. Sotto la sua nefasta
influenza gli uni si trasformano in despoti ambiziosi e avidi, in
sfruttatori della societ in favore della propria persona o casta,
gli altri in schiavi.
[...] E' chiaro allora perch i rivoluzionari dottrinari che si
sono assunta la missione di distruggere i poteri e gli ordini
esistenti per creare sulle loro rovine la propria dittatura, non
sono mai stati e non saranno mai i nemici ma, al contrario sono
stati e saranno sempre i difensori pi ardenti dello Stato. Sono
nemici dei poteri attuali solo perch vogliono impadronirsene;
nemici delle istituzioni politiche attuali solo perch escludono
la possibilit della loro dittatura; ma sono tuttavia i pi
ardenti amici del potere di Stato che dev'essere mantenuto, senza
di che la rivoluzione, dopo aver liberato sul serio le masse
popolari, toglierebbe a questa minoranza pseudorivoluzionaria ogni
speranza di riuscire a riaggiogarle a un nuovo carro e di
gratificarle dei suoi provvedimenti governativi.
Ci  tanto vero che oggi, quando in tutta l'Europa trionfa la
reazione, quando tutti gli Stati ossessionati dallo spirito pi
frenetico di conservazione e di oppressione popolare, armati da
capo a piedi di una triplice corazza, militare, politica e
finanziaria e si apprestano sotto la direzione del principe
Bismarck a una lotta implacabile contro la Rivoluzione Sociale;
oggi, quando si sarebbe dovuto pensare che tutti i sinceri
rivoluzionari s'unissero per respingere l'attacco disperato della
reazione internazionale, noi vediamo al contrario che i
rivoluzionari dottrinari sotto la guida del signor Marx prendono
dappertutto il partito dello statalismo e degli statalisti contro
la rivoluzione del popolo.
M. Bakunin, Stato e anarchia, Feltrinelli, Milano, 1979, pagine
161-163.
